venerdì 13 dicembre 2013

Salesiani da baraccone




Che delusione i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice! Per preparare l’anniversario dei 200 anni dalla nascita del loro fondatore, il prete piemontese Giovanni Bosco, non hanno avuto di meglio da fare che mandare in giro per l’Italia una reliquia, cioè una finta salma imbalsamata, copia di quella che conservano a Torino. E ci tengono anche ad informare quanti sono stati presi dalla curiosità di andare a vedere questa cassa da morto trasparente, che la “reliquia” c’è davvero, la mano destra di don Bosco, “quella che il santo protettore dei ragazzi ha sollevato innumerevoli volte per benedire i suoi fanciulli e per pregare con loro”.
Che pena questo tipo di religiosità. Se don Bosco potesse mandare qualche fulmine dall’alto, o apparire in sogno (come a lui capitava e come sapeva raccontarli) al Rettor maggiore della congregazione, don Pascual Chavez Villanueva, sicuramente tuonerebbe improperi contro questo modo di svilire la fede cristiana e ridurre le opere dei testimoni della pratica evangelica a fenomeno da baraccone. La statua riproducente il profeta ottocentesco dell’attenzione all’educazione dei giovani ha girato per le parrocchie e i collegi salesiani del Veneto per più di un mese, ma è in giro per il mondo da 2009, in attesa dell’apoteosi del bicentenario del 2015.
Che siano proprio i Salesiani, che hanno il grande merito di aver seminato tra i giovani per decenni valori umani e cristiani, a cadere nel tranello della religione-mercato, nell’ambiguità della superstizione miracolistica, che da Padre Pio a Medjugorie attira milioni di creduloni interessati a procurarsi qualche favore all’alto, è davvero avvilente. Cattivo segno per una ripresa di credibilità della fede e della coerenza con il messaggio di Gesù Cristo, se anche i gruppi cattolici più impegnati nel comunicare con la parte più distaccata dalla Chiesa, come sono i giovani, cedono alla tentazione materialista del reliquiume prêt-à-porter .
Chi conosce la realtà delle parrocchie, dove l’attività pastorale è concentrata sulla sacramentalizzazione dei bambini fino all’età dell’adolescenza, quando viene impartito il sacramento della cresima (o confermazione), che in realtà è il rito della de-confermazione e dell’abbandono della pratica religiosa, sa quanto sia difficile mantenere un rapporto di dialogo e di fiducia con i giovani, e ancor più sa quanto poco attecchiscano con loro le tematiche legate alla fede. Di sicuro è difficile trovare un giovane “normale” a cui interessi la reliquia di qualche santo. Immagino che non ci siano stati grandi entusiasmi giovanili attorno alla kermesse dell’esposizione e del tour di don Bosco nemmeno nelle parrocchie rette dai Salesiani.
Tra le righe dell’intervento del direttore dell’Istituto Agosti di Belluno traspare un certo imbarazzo nell’ammettere che non sarà la reliquia viaggiante a far rinascere lo “spirito di don Bosco”. “Dovrà essere un’occasione di verifica –ha detto- per vedere se oggi stiamo portando avanti il compito che ci ha indicato, per ridare alla parrocchia lo stile salesiano, con particolare riferimento alla pastorale giovanile”.
Quanto più opportuno sarebbe stato che il bicentenario della nascita di don Bosco, tralasciando l’esibizione di una assurda corporeità, fosse stata l’occasione per una verifica dei troppi errori commessi nelle scelte fatte dai successori del santo fondatore, in particolare i privilegi della scuola privata, gli eccessivi accumuli di beni immobili, l’imborghesimento dei metodi educativi. Tornare allo spirito delle origini, quando i “miracoli” erano dati dalla nascita e crescita di attività che promuovevano la vita dei ragazzi, superando le difficoltà materiali e spirituali, quando la fede in Gesù Cristo si rendeva coerente tra parola e vita vissuta sia nell’azione di don Bosco che dei suoi collaboratori. Tornare all’attenzione per la marginalità e i bisogni dell’umanità più debole, quella che si affaccia al futuro senza speranze.
Questo è un tempo in cui le idee e l’azione di don Bosco meriterebbero  una ripresa ed una rivisitazione aperta a tutta la comunità ecclesiale. E sicuramente tanti Salesiani lo stanno facendo e, probabilmente in cuor loro, inorridiranno per la sceneggiata della “venerazione delle sante reliquie” di un grande profeta ottocentesco, di un operatore sociale e spirituale della  contemporaneità, quasi fossimo ripiombati ai tempi medioevali dello smercio di reperti organici di santi e alla vendita delle indulgenze.
Quanto sarebbe più utile, per il rinnovamento della fede cristiana,  se i resti corporei dei grandi testimoni della sequela di Gesù venissero bruciati e dispersi nel vento. Segno visibile della loro immersione nell’eternità dello Spirito e della continuità del loro messaggio nella vita di chi intende raccogliere e seguire il loro esempio.
Lucio Eicher Clere